Divertimento assicurato con la CADUTA di Michael Connely: un binario pericoloso per Harry Bosch!

Immersione partecipativa alla Bronisław Malinowski fin da subito con la caduta di Michael Connely. Su questo autore mi infastidisce la perfezione del progetto narrativo, non cercate di trovare sbavature o incongruenze perchè di fatto subite solo leggendo colpi di scena, prese per i capelli dentro la storia, congetture ricche di tensione e tutto il campionario presente nel manuale delle giovani marmotte dedicato a scrittori in erba. Quante persone lavorano per Connely per confezionare prodotti così precisi ed accurati e lascivi da imbrigliare suggrendo piste investigative il lettore dall’ inizio alla fine mi verrebbe da chiedere, ma sarebbe una cattiveria dettata dall’ invidia per cui limitiamoci a una presa di fatto: la storia c’è ed è semplicemente fantastica soprattutto se basata su efferate contrapposizioni di vecchia data tra il detective Harry Bosch e il consigliere comunale Irvig Irving che in passato erano entrati in collisione. Questa volta muore il figlio del consigliere e il nostro Irvig che fa? Chiede subito ai piani alti di far intervenire Bosch l’incorruttibile per la sua integrità per indagare sul caso, ma si rivelerà un arma critica a doppio taglio perchè una delle caratteristiche del detective è quella di andare fino in fondo. Il salto nel vuoto del portaborse George avviene in contemporanea a un altro caso a cui Bosch e il patner Chu stanno lavorando: un cold case che grazie alla tecnologia riesumerà con successo il caso di una ragazza uccisa da un ragazzo di otto anni, visto che il sangue viene repertato e identificato a nome di Chill Clayton, un pedofilo in riabilitazione in una casa di cura per disturbi dedicati, che si sta reintegrando nella società grazie a un lavoro. Appare subito chiaro che Chill non può essere responsabile di alcunchè, così come appare subito chiaro rinvangando un lontano passato che esiste una figura cruciale nella vita del ragazzo che lo ha indotto a future deviazioni, quel Chilton Hardly che alla fine verrà afferrato dopo numerosi colpi di scena sulla falsariga del poeta (è indiscutibile, se esistesse una sceneggiatura per farne un film, questo romanzo funzionerebbe eccome!). La ricerca alla verità di Bosch si snoda quindi attraverso un doppio binario e non ultimo deve subire le influenze nefaste della politica amministrativa che vede dirigenti del corpo di polizia in opposizione al consigliere Irvig. Da qui a trovare verità fasulle che negano se stesse per ricomporsi nel dualismo opposto è un attimo, certo è che questi giochi del liberismo capitalistico che vede l’individuo muoversi in funzione del profitto sono palesemente chiari nella narrazione, tanto da far capire al lettore che il marciume di cui stiamo parlando è non solo nei piani alti, ma anche nelle logiche di globalizzazione del sistema. Quindi stiamo parlando di un noir avvincente a tutti gli effetti, tanto più da assorbire quando in gioco c’è una città bellissima come Los Angeles, permeata di infinite contraddizioni. Non possono mancare siparietti di vita quotidiana per l’amore di Bosch per la figlia ma anche per la ricerca sentimentale del detective nei confronti di una nuova fiamma che non si sa se avrà seguito, così non possono mancare le soffiate anonime al Times per sottolineare in antiprima le prossime mosse del LAPD (è risaputo la passione di Connely per gli acronimi visto che ha nel suo cv un passato da giornalista di settore in nera), mosse che rischiano di compromettere intere indagini se non vengono confutate. Come tutti i noir che si rispettano anche qui il lettore deve rimanere alla fine con l’amaro in bocca e succede. Una storia avvincente e geniale, piena di colpi di scena e di mosse roboanti ad effetto in cui il risultato finale è scontato: il lettore si diverte e non molla prima di conoscere l’ultima frase. Voto otto come al solito per Connely ma anche questa sta diventando una abitudine noiosa.

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