Micro e macro, bello e brutto: quando due poli opposti producono l’opera d’arte geniale ma anche pacchiana!

Tarantino e il dottor Schulz. Tarantino e si badrone. Tarantino e il suo cammeo sulla metafora delle epslosioni quando attraversa lo schermo verso la fine per ridare la libertà al terribile Django ma questi lo fulmina con una pistolettata che colpisce un quid di dinamite. Tarantino e la politica e l’idea di libertà, di razzismo, di giustizia, di tolleranza, di schiavitù. Tarantino e la cura per i dettagli miniaturisti alla Durer (come non apprezzare la pioggerellina di sangue frizzante e delicata che impregna dei fiori bianchi dopo un omicidio?) Certo è che la violenza con Tarantino diventa un dessert di squisita manifattura perché priva della sua cattiveria primaria e animata invece da una sana teatralità fumettistica. Un film fantastico ma anche pacchiano e umoristico con qualche caduta di tono.

Ne siamo persuasi (seguendo il film cioé sicuri che sia morto come dice il protagonista) ma di buffoni simpatici che intrattengono e divertono il pubblico in modo inverosimile é pieno il set, anche se la cosa non é un peso ma un saggio di caratterizzazione su personaggi portati all’ estremo. Del resto il west é implacabile e l’impiccagione sempre dietro l’angolo se si va appena oltre il limite consentito. Un film divertente dove si intuisce anche la capacità di impelagarsi di Quentin che evidentemente non sta sotto pressione quando deve amministrare il set e che riesce a liberare in totale serenità il meglio del suo estro creativo insieme anche alla parte più becera espressa dalle azioni dei suoi protetti! L’eplosione creativa è roboante ma anche le risate sono altrettanto fragorose, come quando il negro ancora acerbo vorrebbe essere oggetto di attenzione da parte di affezionati fedeli della maschera bianca, il klux klux klan che però finisce anch’ esso per saltare in aria ah ah.

Il linguaggio comunicativo di Quentin è un mix innovativo di multimedialità schizofrenica: si vede che gli piacciono diversi generi di trasmissione del sapere (soprattutto il fumetto!) e che fin dall’ inizio si legge nella sua opera la volontà di superare le cose già etichettate come viste e tritate. Tarantino vuole stupire. Tarantino vuole stordire con le sue esplosioni creative. Per farlo qualche volta si scende nel fricchettone acculturato (il dottor Schulz è difficilmente dimenticabile con quel suo modo leggero di fare acrobazie complesse con le parole) così come Di Caprio é all’ altezza quando risponde a tono dall’ alto della sua visione etnocentrica. Il Negro è l’essenza del superuomo che verrà e che é già presente e che conquisterà il mondo, un Bolt con la pistola inafferabile e mai perdente (anche perché fortunato, uccide i bianchi come bounty killer e percepisce regolare retribuzione in cambio e nel frattempo si vendica dei soprusi subiti da parte dei suoi aguzzini). Django è innamorato ed é più che mai intenzionato a liberare la sua amata Brunilda. Mai stoppare un uomo in amore che continua a vedere cose sbagliate nel mondo. Il suo odio inestinguibile ma anche il suo desiderio di giustizia lo rendono letale. Per l’uomo bianco. Finale un pò alla viva il parroco con urla di giubilo anche del cavallo che evidentemente gode nel vedere la casa dei ricconi saltare in aria, dove si perde la credibilità narrativa comunque per stupire e divertire. Voto alto ma c’è di meglio per i miei gusti condominiali.

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